Note 723 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 4)
Renato Manzato translation
«E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse ogni valente uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo del Re degli Assiri: laonde egli se ne ritornò svergognato al suo paese» (2, Chroniche, XXXII, 21). A questo passo della Bibbia s’inspirava Tomaso di Canterbury allorquando si congratulava con Alessandro III che Sennacheribbo se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito: consumpsit eos morte famosissima (Ep. XXII, lib. II in Lupo). Quasi tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti, la prendono per una punizione divina. Card. Arag.: Tunc idem Fridericus divina se manu percussum fore intelligens, cum Romanis utcumque composuit, et VIII Id. Aug., non sine manifesta confusione, recessit. Sto in dubbio della data, 6 di Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura juxta Romam in Monte Gaudii (Stumpf, II, 364). Ai 4 di Settembre era a Pontremoli. Giovanni di Salisbury (Ep. 159, in Lupo): Imperator — quasi torris raptus de incendio, confusus ab Urbe recessit.