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Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8

Note 777 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 4)

Renato Manzato translation

Se si stia a Rogero Hoveden, l’Imperatore la cedette al Papa il dì dopo della coronazione, e il Papa ai Romani il terzo giorno da quella: atque a Romanis destructum ita quod lapis supra lapidem non remansit. Il Böhmer, n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di Aprile, era in campestribus inter Urbem et Tusculanum; ai 19, in silva Libertina (vicino Ferentino); ai 29, in Ceperano. — Töche, App. I. — Radulfo de Diceto, Ymagines Histor., p. 659: Paschali feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt. — Sicardo, p. 615: Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter mutilantes. Similmente l’Abbas Ursperg., p. 232: Pro qua re imperatori improperatum est a multis. Godfried, Annal., p. 259: Quod illi statim expulsis et caesis habitatoribus destruxerunt. — Anon. Casin. Chron. — Il Mattei, Memorie di Tusculo, p. 194, favoleggia che i Romani colle pietre di Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre ne avevano a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il Platina, il Blondus (Hist. Decad. II, lib. VI, 264) e il Sigonio, che i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo avrebbero appeso all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti cose narrano gli Storici di Tivoli, che peccano d’inesattezza (Viola, II, 173).

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