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Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8

Note 659 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 3)

Renato Manzato translation

Ottone di Frisinga: in Tusciae finibus captus, principis examini reservatus est, et ad ultimum a praefecto Urbis ligno adactus, ac rogo in pulverem funere redacto, ne a stolida plebe corpus ejus venerationi haberetur, in Tyberim sparsus.

Così i contemporanei, Gottfried (Pantheon, nel Muratori, VII, 464): Strangulat hunc laqueus, ignis et unda vehunt, e Geroh: suspendio neci traditus, quin et post mortem incendio crematus atque in Tyberim projectus est, ne videlicet Rom. popul. quem sua doctrina illexerat, sibi eum martyrem dedicaret. — Gli Atti romani nel Card. Arag. ne tacciono. — Annal. Einsiedel. (Mon. Germ., V), a. 1155: hereticus suspensus est. — Annal. Palidenses (Mon. Germ., XVI) prefecto traditur et suspendio adjudicatur, qui per mala quae moriens pertulit, erroris debita solvit. Il Sismondi, il Leo ed il Raumer, del paro che il poeta Niccolini, imaginano che il luogo del supplizio fosse la piazza del Popolo, di dove Arnaldo avrebbe potuto misurare col suo occhio le tre strade di Roma: ma esse a quel tempo non esistevano, come non esisteva la piazza (allora ivi erano orti); e d’altronde l’esecuzione non potè avvenire dentro di Roma che teneva sbarrate le porte. Non è dato di fare che tre ipotesi: o Arnaldo fu giustiziato prima che Federico entrasse, o subito dopo la sua coronazione e la battaglia, o dopo che l’Imperatore si ritirò a Soratte. Senza esitare, io mi appiglio all’opinione che dichiaro nel testo.

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