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Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8

Note 570 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 3)

Renato Manzato translation

Il Catalogo delle Abazie romane, compilato da Pietro Mallio e da Giovanni Diacono (sulla fine del sec. XII), dice: S. M. in Capitolio, ubi est ara Filii Dei. Più tardi scrive Martino Polono: Haec visio fuit in Camera Octaviani Imp., ubi nunc est Eccl. B. M. in Capitolio. Ideo dicta est Eccl. S. M. Arae Coeli. Il Niebuhr e il Becker credono, contrariamente affatto alla leggenda, che l’appellazione in Araceli sia derivata da quella in Arce. Piuttosto il nome può esser venuto da Aurocoelo (coelo Aureo), sì come ne furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. — È strano che fino il tempio di Giunone Moneta avesse ricevuto il suo nome addiettivo da una voce divina che ivi s’era intesa risonare: Cicero, De divin., I, 45, nel Becker, I, 409. Se questo tempio abbia esistito sull’altura di Araceli, acconciamente sarebbevi andata Maria, regina del cielo, a cacciarne Giunone. — Gli archeologi italiani pongono sulla cima di Araceli anche il tempio di Giove Feretrio, e l’Anon. Magliab. dice: Palatium Octaviani fuit, ubi nunc est S. M. araceli; et vocatus est locus ferferum, quia ibi fuit templum jovis Feretrii.

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