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Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8

Note 569 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 3)

Renato Manzato translation

La Graphia raccolse questa leggenda; essa non associa la visione con Virgilio, ma a quel tempo era omai ben noto il nesso in cui vi si trovava la Egloga IV. Così vi si ebbe riferito Innocenzo III (Sermo II, Op., 88, nel Piper, Virgilio, teologo e profeta, 1862). La leggenda è assai antica e viene di Grecia; la si trova in Suidas, dove, al nome Augustus, vien narrato che questi interpellasse la Pitia, per sapere chi regnerebbe dopo di lui; cui illa respondit:

Puer Hebraeus jubet me, diis beatis imperans, Hanc aedem relinquere, et in orcum redire. Jam abito tacitus ab aris nostris.

E Augusto avrebbe allora tosto edificato sul Campidoglio un altare colla iscrizione: Haec ara est Primogeniti Dei. La leggenda più tardi fu registrata da Niceforo (Hist. Eccl., I, 17); e la riferisce eziandio un’antica Cronica latina, edita dal Mai col titolo di Chronicon Palatinum (Spicileg. Roman., IX, 118): l’editore la fa risalire, per ragione de’ caratteri della sua scrittura, almeno al secolo ottavo, se non più in là, come reputa il Bethmann, che la attribuisce al settimo secolo (Bullettino Arch., 1852, p. 38). Goffredo di Viterbo, che scrisse intorno al 1180, conosce la leggenda (Pantheon, XV): il Muratori la trasse da un Codice modenese (Antiq., III, 879). Una grossolana scultura, posta sul vecchio altare della cappella di sant’Elena in Araceli, rappresenta la visione, con questa epigrafe:

Luminis hanc almam matris qui scandis ad aulam, Cunctarum prima quae fuit orbe sita; Noscas quod Caesar tunc struxit Octavianus Hanc. Ara Coeli sacra proles cum patet ei.

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