Note 656 — LIBRO SESTO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMO. (continued 5)
Renato Manzato translation
Caesar tantus eras, quantus et orbis; Sed nunc in modico clauderis antro.
L’epitaffio di Enrico III (m. 1056) contiene, meravigliosa cosa, questo medesimo verso, colla sola variante: at nunc exigua clauderis urna. Il pensiero ne è eguale nell’inscrizione funeraria di Crescenzio, od in quella di un altro Crescenzio (a. 1028): hoc jacet in parvo magnus Crescentius antro. — La Bolla di Leone IX è nel Bullar. Vat. I, 25, col. 2: via quae vocatur Sepulcrum Julii Caesaris. Il Nibby (Roma nel 1838, p. 285) non sa di questa Bolla, e perciò riferisce a tempo troppo tardivo la favola. Il Lib. Imperialis la tesse assai ingenuamente, e dice: «la (l’urna) puosono in sur un’alta pietra che oggi si chiama la ghuglia di s. Pietro». I Toscani, osserva egli, dicono aghuglia, quindi ne derivò Julia. Il Signorili dice: la Guglia — in cujus summitate est vas aereum ubi sunt cineres corporis Octaviani: nel De Rossi, Le prime raccolte, p. 78. — Quando Sisto V fece trasportare in altro luogo l’obelisco, si trovò che la palla era di gesso e tutta ripiena: Fea, Sulle Rov., p. 345, in nota.