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Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8

Note 544 — LIBRO SESTO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMO. (continued 3)

Renato Manzato translation

Vermis, homo, putredo, cinis, laquearia quaeris, His aptandus eris sed brevibus gyaris. Qui tenuit totam feliciter ordine Romam His latebris tegitur pauper et exiguus. Pulcher in aspectu dominus Crescentius et dux Inclyta progenies quem peperit sobolem. Tempore sub cujus valuit Tyberinaque tellus Jus ad Apostolici valde quieta stetit. Nam fortuna suos convertit lusibus annos Et dedit extremum finis habere tetrum. Sorte sub hac quisquis vitae spiramina carpis Da vel gemitum, te recolens socium.

Ancora a’ suoi dì il Baronio lesse questo epitaffio in san Pancrazio, e, per la prima volta, lo publicò, Annal. Eccl., a. 996. Il penultimo distico dimostra che l’inscrizione appartenne all’eroe di tragica sorte. Il quarto distico è difficile a intendere; sembra che il Poeta, immascherando la frase, parli della signoria di Crescenzio, e di Roma che torna in balìa di Gregorio V. La verità non osava egli spiattellare, ma il nam del quinto distico discende come una conchiusione del suo celato pensiero. Ei vuol dire che Roma, governata già da Crescenzio colla forza, ridivenne però città pontificia, «avvegnaddio» la mutevole fortuna lo abbia precipitato. Il lettore avrà notato il primo getto di rime leonine.

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