Note 460 — LIBRO SESTO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMO. (continued 2)
Renato Manzato translation
Vita Joh. XIII: de vulgi Populo, qui vocantur Decarcones duodecim suspendit in patibulis. Regino conta ex majoribus Romanor., senza il Prefetto. Il Cod. Estens. ne dà soltanto undici, e il Muratori ha le varianti Decartores, decartiones, decuriones. Nel Cod. Vat. 1437 io lessi chiaramente decarcones. Il Giesebrecht li reputa membri del Vulgus Populi, ossiano viri humiles, locchè contrasta col predicato majores di Regino. Però eglino erano capitani dei popolani. Se la parola s’avesse a pronunciare Decarchontes sarebbe traduzione di Decemprimi. Decarcones ebbe forse origine da duo decim capi (tanei) regionum, ed il popolo contrasse in de-cariones, come più tardi si disse «i caporioni.» Della i ch’era in riones potè qualche scrivano farne facilmente una c. Nell’anno 1148 v’erano in Viterbo dei decemviri, ossiano Capudece (Orioli, nel Giorn. Arcadico, t. 137, p. 257). Poichè Regino conta 13 ex majoribus Romanor., il tredicesimo appartiene al Trastevere. Dodici vessilliferi v’avevano anche nel secolo duodecimo e nel decimoterzo. Ma, tuttavia al tempo di Enrico V, i draconarii si distinguono dagli aquiliferi, leoniferi, lupiferi, così che non è sostenibile l’opinione dell’Hegel (I, 315) che Draconarii debbansi tenere per vessilliferi.