Note 1243 — CAPITOLO XIII.
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Fosûs, plurale di fass, ch’è tolto di peso, come notò il Fleischer, da πεσσός “pietruzza,” ed è usato per designare il materiale da mosaico dorato, nel luogo di Ibn-Sciâkir che abbiam testè citato a pag. 828, nota 2. Si confronti una nota del Dozy, nella Description de l’Afrique, par Edrîsi, pag. 360. Parrebbe dunque a prima vista che Edrîsi avesse voluto alludere a’ mosaici della Cappella Palatina e della sala del palagio. Ma come adattare alle pietruzze da mosaico l’aggettivo che segue, giâfiah, cioè “ruvide” o “pesanti,” sul quale si vegga il Dozy, op. cit., pag. 278, dove è ricordato per l’appunto il presente luogo di Edrîsi? Convien dunque prendere fosûs nel significato primitivo e persuaderci che l’autore volle fare al solito suo l’antitesi dei grossi o grezzi ciottoli co’ massi di pietra da taglio. D’altronde non si fabbrica col mosaico, nè Edrîsi stesso avrebbe osato di arrivare ad una metafora di tal calibro.