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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 1359 — CAPITOLO XIII.

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Si vegga il capitolo precedente, pag. 785, nota 5. Il nome della torta nel testo è ke’k. D’origine arabica mi sembra la notissima cassata di Palermo, poichè kas’at vuol dire scodella grande e profonda, com’è veramente la pasta di quel dolce, ripieno di ricotta o di crema. Kobbeit è in arabico (oltre i dizionarii si vegga D’Herbelot, all’articolo “Cobbathi”) una specie di torrone, appunto come la cubbaita di Sicilia. Quella che si chiama in Sicilia mostarda, è del mosto cotto, non con senapa, ma con farina e ridotto in pasta, del quale abbiam fatta menzione nel libro IV, cap. xiij, secondo il libro dell’agricoltura d’Ibn-Awâm. Questa stessa maniera di dolciume in Girgenti si chiama tibu, con puro vocabolo arabico. La nucatula di Sicilia, non essendo composta di noci, par che derivi più tosto dal nukl degli Arabi, ch’è quel che in Toscana si chiama seccume.

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