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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 1336 — CAPITOLO XIII.

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Il signor A. Springer, nella erudita dissertazione, Die Mittelalterische Kunst in Palermo, sostenne trovarsi in alcune di quelle leggende non dubbii vestigii del dialetto siciliano. All’incontro il signor Fr. W. Unger, in una bella critica di cotesto scritto, uscita nei Göttingen gelehrte Anseigen del 1869, ha mostrato, a pag. 1596, che coteste forme non son altro che abbreviature del latino. E per la più parte egli ha ragione; tanto più che l’apparente desinenza italiana “plasmavi, adoravi, ec.” non converrebbe alla terza persona del perfetto, che qui è manifestamente adoperata. Ma “Èva serve a Ada.... ucise frate suo.... fuge in Egitto.... la quarantina.... battisterio....” han forma precisamente italiana.

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