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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 1305 — CAPITOLO XIII.

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In varii diplomi del XII e XIII secolo, che sarebbe troppo lungo a notare, leggiamo in lettere greche o latine i seguenti nomi arabici di luoghi in Palermo:

Γαδήρ ελκοῦκ, sobborgo (Ghadîr, etc., ossia Stagno del Kuk, sorta d’uccello aquatico).

̔Ρύμνη ἒῶεν Χάλφουν (via d’Ibn-Khalfûn).

Ἄκῶε ετ Τοὐρους (’Acabat et-Tûr. La salita del colle).

̔Ράχαῶ (Rahba, rahaba o rahab, nome generico di “piazza o cortile”).

Hartilgidia, e altrove Χαριτελτζητητε (El Hârit el Giadida, ossia “il quartiere nuovo”).

Αγρὸν Μαρὶας che si legge anco in un diploma arabico d’aprile 1132, Fahs Maria (“il Campo di Maria”).

Ruga Keleb (.... el kelb, ossia “del Cane”).

Contrata Hasserinorum (strada de’ lavoranti di Hasir, ossia stuoie, donde forse il siciliano Gassina).

Fahssimeria, ch’è “Fausumeli,” come dice il Mongitore, notissima campagna presso Palermo (Fahs-el-emîr).

Bebelagerin (Bab-el-Haggeriin, “Porta de’ tagliapietre”).

Vicus qui dicitur Zucac germes (Zokâk-el-Kirmiz? ossia “Vicolo del Chermisì”).

Garbuymara (Gar bu ’imâra, col volgare bu in luogo di abu. “Grotta di Abu ’Imâra”).

Zucao elmucassem (Zokâk el-Mokassem, ossia “Vicolo di Mocassem” o “del Bello”).

Cantariddoheb (Kantarat-ed-Dseheb, “Ponte d’oro”).

A questi si aggiungano i nomi di Halka, Genuardo ed altri che ci sono occorsi altre volte.

La piazza oggi detta Ballarò e ricordata da Fazzello, secondo le antiche scritture, col nome di Segeballarat, si addimandava di certo Suk-el-Balharà, “mercato di Balhara,” dal nome del villaggio che sorgea presso l’odierna Morreale.

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