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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 1294 — CAPITOLO XIII.

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Edrîsi descrive questo congegno nell’articolo di Merida, edizione de’ signori Dozy e De Goeje, pag. 182 del testo, e 221 della versione; dov’è citato in nota l’uso che se ne fa a Costantinopoli e nell’Affrica settentrionale.

Il verbo giarr in Arabico vuol dire “trarre,” e forse da ciò venne il nome in Sicilia; poichè in Spagna i pilastri si chiamavano altrimenti. Occorre nella storia della Mecca di Azraki, edizione del Wüstenfeld, Stadt Mekka, I, 478, il nome El-Giarr o El-Giorr, dato a un ricettacolo d’acqua piovana sul monte Ahmar, dal quale ricettacolo l’acqua scorreva in un secondo detto mizâb, che significa canale o gronda.

Oltre a questo la voce arabica giarra s’applica in Sicilia a’ grandi vasi di terra cotta usati ordinariamente a serbare l’olio; si dice anco del vasellino da prendere sorbetti: e in questo significato di vaso piccolo o grande con bocca larga l’abbiamo in italiano con le varianti giara e giarro, e s’è fatta strada in tutte le lingue d’Europa.

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