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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 1131 — CAPITOLO XII.

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Su questo argomento il Kitâb-el-Fihrist, testo, Lipsia, 1871, pag. 21, e nelle Mémoires de l’Acad. des Inscript., 1ª serie, tomo L, pag. 434 segg.; i Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, ediz. di Parigi, II, 350; e il Mowâ’iz di Makrizi, ediz. di Bulak, I, 91, danno ampii ragguagli, ma incerti ed anche contradittorii. Tra le altre cose ritraggiamo che la carta della Cina si facea d’erbe (hascisc); che fu imitata in Samarkand con lino o, secondo altri, bambagia; e che il kaghed, ossia carta di cotone, fu fabbricato nel Khorasân, ma non si adoperò nei registri dell’azienda musulmana, se non che al tempo di Harûn Rascid. Sembra che allora siasi incominciata a vedere in Europa questa maniera di fogli.

Merita d’esser letta la dissertazione popolare che M. Louis Viardot pubblicò a Parigi, una ventina d’anni addietro, nella Liberté de penser, sotto il titolo: L’Europe doit aux Arabes le papier, la boussole et la poudre à canon.

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