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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 942 — CAPITOLO XI.

Reading edition

Ms. citato, fog. 15 recto. Questa poesia sembra fatta per cantarsi da qualche donna di un harem.

“O mio padrone, luce del mio cuore, anzi luce di tutti i cuori, Non vedi tu come il mio corpo è dimagrato e smunto (il viso); Quanta arsura m’è entrata nel cuore e qual bàttito? E tu sempre mi respingi, senza mia colpa! Chè, se colpa ho io, tu puoi cancellarla: Ma ch’io ti offenda, è molto lungi dalla mente di chi ha fior di senno! Al mio male non v’ha medicina e non v’ha medico, Per me non v’ha farmaco che di abbracciare chi amo. O mio padrone, s’io mi struggo d’amore, non è maraviglia! Spegni tu la sete del mio cuore con una visita, e tosto: Chè nel nocciolo del mio cuore arde la gehenna!”

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