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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 950 — CAPITOLO XI.

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Bibl. arabo-sicula, pag. 600 segg., del qual testo il baron De Schack ha data nella sua Poesie und Kunst, ec. II, 44 segg., una traduzione in versi tedeschi, talvolta libera, ma sempre elegante.

Ecco gli squarci dell’elegia.

“Si piange! Oh come scorrono le lagrime dagli occhi e dalle palpebre stanche! Oh come struggonsi i cuori e i petti!

La luna più splendida s’è occultata e s’è oscurato il mondo; crollan le pietre angolari della magnanimità e della gloria.

Ahi, quand’egli fu perfetto in sua bellezza e maestà, onde superbivano di lui tutte le regioni della possanza,

Lo rapì allora di furto il crudel fato: la morte traditora, infesta alla sua gloria.

Così anche accade alle lune nel meglio: quando le son piene, la vicenda del tempo vuol ch’esse manchino!

Ben è ragion che si pianga per lui, con lagrime sparse sopra guance di perle e di coralli;

Che petti ardano, animi ammalino, affanni aggravinsi, cordogli ingrossino,

Sgorghino doglienze, occhi abbondino di pianto: sì che il flusso delle onde vada a incontrarsi co’ fuochi!

Lo piangono le sue tende e i suoi palagi; le lance e le spade gli recitan l’elogio funebre;

Il nitrito si fa gemito nelle gole de’ cavalli, quantunque costretti dai morsi e dalle testiere.

E per chi piangono, se non per lui, le bigie de’ boschetti? Se comprendessero, anche i rami piangerebbero insieme con le colombe.

Oh gran perdita! Oh sventura, maggior d’ogni costanza, rifuggente da ogni conforto!

Oh giorno d’orribile spavento, di terrore che fe’ incanutire i fanciulli!

Come se l’(angiolo) banditor del Giudizio fosse venuto a convocare le creature, e tutte lì lì fossero surte;

Così bastava appena il terreno alla gente (uscita di casa all’annunzio) e trassero a stuoli in un prato, uomini e donne.

E cuori si squarciarono, non che i vestiti, e usignuoli ripeteano il verso, e animi (forti) sbigottirono ed (alti) intelletti.

Eran vestiti a festa come candide colombe, e ritornarono che parean corbi, con le gramaglie del dolore.”

Ho tradotto “bigie” il plurale wurk, che ha in origine tal significato, e indi vuol dir “colombe:” ma non si può rendere in italiano il bisticcio che fa questo vocabolo con werek “fronde,” in guisa che permette al poeta di ripigliare la figura nell’altro verso, dicendo che piangerebbero anche i rami, ec. Nel penultimo verso il verbo che ho tradotto “ripetere,” nasconde un’altra malizietta del poeta, significando al tempo stesso “gorgheggiare” e “recitare il motto: Noi appartenghiamo a Dio ed a lui ritorneremo.” Cotesta sentenza, tolta dalla sura II, v. 151, del Corano, sogliono borbottare i Musulmani ne’ maggiori pericoli o calamità. Come si fa a riportare in italiano gioielli di tal pasta?

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