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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 794 — CAPITOLO X.

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Il prologo d’una traduzione francese del notissimo Libro di Sidrac dice che “un homme d’Antioche qui ot non Codre le philosophe” intimo di Federigo, procacciò e mandò ad Obert, patriarca d’Antiochia, la traduzione latina di quel libro, fatta da un frate palermitano per nome Ruggiero, che l’imperatore avea mandato apposta a Tunis, sapendo che quel re possedesse il testo arabico. Mr Huillard-Bréholles, dalla cui Introduzione tolgo questa notizia (pag. DXXIX), non la crede apocrifa, com’altri ha pensato e riconosce nell’Obert, Alberto patriarca d’Antiochia, e nel Codre il nostro Teodoro. Le quali correzioni mi sembrano ottime. Chiunque ha pratica di paleografia latina, sa quanto spesso si confonda la t con la c. E lo scorciamento di Theodoros in Todros è comunissimo in Oriente, come ognun sa.

Il nome dell’Imperatore comparisce anco in una traduzione latina del “liber novem judicum, quem misit Soldanus Babiloniae Friderico imperatori” di che nel Catalogue Mss. Angliae, II, 346, n. 8509, citato dello Steinschneider nel Giornale della Società orientale di Germania, tomo XXIV, parte III (1870), p. 387. Probabilmente i “Sette Savii” divennero “Nove Giudici” pel doppio significato della voce arabica hakim e il facilissimo scambio de’ vocaboli sette e nove nella scrittura neskhi.

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