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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 714 — CAPITOLO X.

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Il testo delle notizie biografiche si legge nella Bibl. arabo-sicula, pag. 610, 611. Quivi non pubblicai i versi di Edrîsi, ch’io già avea copiati dai due mss. parigini della Kharida, cioè Anciens Fonds, 1376, fog. 49 recto, segg. e Asselin, 369, fog. 12, verso, segg.

Il primo componimento, nel quale si narra il solito sogno erotico dei poeti arabi, incomincia con questo verso:

“Ella venne a trovarmi al buio, quand’io, fatta la vigilia, m’era buttato a dormire, ed anima vivente non ci sentiva.”

Or il sostantivo rakib, al quale ho dato il significato generico di “vigilante” si dice di chi fa la scolta, di chi aspetta, di chi fa un’osservazione astronomica, ec. Edrîsi doveva essere un po’ astronomo o astrologo anch’egli. Ma ne’ versi seguenti non v’ha nulla che porti all’un di que’ significati, più tosto che all’altro.

Nel secondo squarcio, il geografo confessa “aver passate di molte notti a bere in nobili ed elette brigate, nelle quali il vino, ammantato di giallo e ornato d’una collana di schiuma, avea sì ben lavorato, che l’aurora trovò i commensali distesi a terra, tra fiumi, rigagnoli e prati; donde e’ si levavano tutti sbalorditi, ma ricominciavano a far girare le coppe infino a sera.”

Par che Edrîsi, quand’ei comunicò le sue poesie a Ibn-Bescirûn, avesse già varcata quella felice età; poichè nell’ultimo madrigale, pesante anzi che no, ei non pensa che alla morte, ai proprii peccati ed alla misericordia di Dio.

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