Note 513 — CAPITOLO VII.
Reading edition
Quest’ultimo fatto si legge negli Annales Colon. Maximi, presso Pertz, XVII, 825.
È da avvertire qui uno sbaglio nel quale cadde il Tychsen e dietro lui il Gregorio. Aperto nel 1781 il sepolcro di Federigo in Palermo, si trovò ricamata nelle maniche della sua veste una iscrizione arabica, della quale fu mandato un disegno al Tychsen. Questi credette leggervi il nome di Ottone; onde il Gregorio lo lesse anco, e stampò nel Rerum Arabicarum, pag. 179, segg., una dotta dissertazione per dimostrare come i Musulmani di Sicilia avessero ricamata quella veste per farne dono ad Ottone, e come questo, con altri vestimenti imperiali, fosse venuto in potere di Federigo. Nè sol quivi, ma in parecchi vasi di bronzo, il Gregorio credè trovare il nome di Ottone (op. cit., p. 183-185). Sventuratamente, altro non v’ha che la voce sultan, la quale fu letta in quel modo, per poca pratica della calligrafia arabica: onde casca tutto lo edifizio de’ doni inviati da’ Musulmani di Sicilia all’imperatore guelfo. Notò primo quello errore il De Fraehn, indi il Lanci, ed anch’io ne ho detta qualche parola nella Rivista Sicula, fasc. 2º (Palermo, febbraio 1869), in un Discorso preliminare su le epigrafi arabiche di Sicilia.