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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Note 397 — CAPITOLO V.

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Paolo Santini da Duccio, nel bel ms. della Biblioteca imperiale di Parigi, pubblicato in parte da MM. Reinaud et Favé (Du feu gregeois, etc., Paris 1849 in -8) dà la figura del mantellectus del XIV secolo, un asse cioè, inclinata a 45° e sostenuta da due fiancate triangolari, in forma di leggìo, dietro la quale riparavasi il soldato. Traduco mantelletti la voce giafati che si legge in Imâd-ed-dîn e con lieve variante in Ibn-el-Athîr. Questi nomina inoltre le târakîa, che M. Reinaud, con l’approvazione di M. De Sacy (Chréstomathie Arabe, tomo I, pag. 273, della 2ª edizione) credette analogo a θώραξ. Ma qui evidentemente non si tratta di corazze, e se pure quel vocabolo greco diè origine all’arabico, variò in questo il significato, vedendosi nel Vocabulista Arabico della Riccardiana resa “scutum” la voce Derak o Tarak. Credo sia appunto la nostra “targa”, ossia scudo grande del medio evo. E questo si adatta molto meglio che corazza, nel luogo di Makrizi, citato da M. De Sacy. Si riscontri Quatremère, Histoire des Mongols de la Perse, tomo I, pag. 289. Imâd-ed-dîn, in luogo di questa voce, ne mette due, cioè tirds “scudi” e satâir, che mi par usato genericamente per significare “ripari”.

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