Note 295 — CAPITOLO IV.
Reading edition
Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso Pertz, Scriptores, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila) è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola (gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik, nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero di Scerik, da un nome proprio d’uomo, or di Bâsciu (Basso?) nome della città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa, i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi, come d’altronde si può supporre da quel vocabolo.