Note 263 — CAPITOLO III.
Reading edition
Defêtir, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, pag. 324 del presente volume.
Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, più genericamente “scritti.”