Note 781 — CAPITOLO X.
Reading edition
La voce rab’, al plurale ribâ’ fu studiata da Mr. De Sacy e, con buone autorità, tradotta casa, nella Rélation de l’Egypte par Abdallatif, pag. 303, nota. Ma in cotesto significato la sembra idiotismo dell’Egitto. Il significato di podere, che ha evidentemente questa voce ne’ diplomi di Sicilia e nella geografia di Edrisi, ritrovasi anco in Azraki, Storia della Mecca, e l’è tolto probabilmente da scritture de’ primi tempi dell’islamismo. Senza citare tutti i diplomi arabici della Sicilia ne’ quali occorre questa voce, ricorderò quelli del 1149 e 1154, il primo de’ quali presso Gregorio, De Supputandis, pag. 34, e l’altro nella Biblioteca Sacra per la Sicilia, tom. II, pag. 46. Nelle traduzioni ufiziali di Sicilia del XII secolo, rab’ è reso in latino cultura, terræ laboratoriæ, al collettivo, e terræ senz’altro (diploma del 1182, testo arabico inedito; la traduzione latina pubblicata da Del Giudice, Descrizione del real tempio, ec. in una delle appendici, nella quale i luoghi ch’io cito si ritrovano a pagg. 10, 12 e 18) e altrove in greco τετραμέρως, che pare scambio con la voce rub’ «quarta parte» derivata dalla stessa radice (diploma del 1172, greco-arabo, nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 29, 30).
La voce cultura, determinata dalle parole ad duo paria bovium, si legge anco in un diploma latino del 1094, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 521. E risponde senza dubbio al rab’, il quale, come si scorge da’ citati diplomi del 1149 e 1154, si misurava a zeug, cioè paia di buoi, paricla, come scriveano latinamente nel medio evo: quella stessa misura di superficie della quale ci è occorso di trattare nel lib. I, cap. vj, e lib. IV, cap. viij, pag. 153 del 1º volume e 352, del 2º.