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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 777 — CAPITOLO X.

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Ibn-Giobair, nel Journal Asiatique, genn. 1846, pag. 80, e nell’Archivio Storico Italiano, Appendice, nº 16. pag. 32, dice del cadì di Palermo che giudicava le liti tra i Musulmani, sotto Guglielmo II. Il nome dell’uficio comparisce in un diploma greco, del 1143, presso Morso, Palermo antico, pag. 306; la giurisdizione poi nelle seguenti carte: 1123, greca, presso Spata, Pergamene, pag. 410; 1137, arabica inedita della Cappella palatina di Palermo; 1161, arabica inedita della Commenda della Magione di Palermo, oggi nel regio Archivio; 1202 latina, presso Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. vij, nota 7.

Si avverta che la prima e l’ultima mostrano funzioni di giudice e le due altre quel che noi chiamiamo pubblico ministero, a tutela delle donne e de’ minori. Molti altri contratti di vendita sono stipulati, come di ragione, dinanzi testimonii, senza intervento del cadi.

Il cadi di Lucera, dopo la deportazione dei Musulmani di Sicilia in Terraferma, è citato in un diploma dell’imperator Federigo, dato il 25 dicembre 1239, nella edizione Carcani, pag. 30, e nell’Historia Diplomatica Friderici II, tomo V, pag. 627-628.

Ibn Giobair, op. cit., pag. 87, e traduzione italiana, pag. 35, dice dello Hakim di Trapani, innanzi il quale era stata attestata l’apparizione della nuova luna, per determinare legalmente i giorni del digiuno di ramadhan. Il titolo di Hakim dato al primo magistrato di Malta, viene evidentemente da’ tempi musulmani, passando pei normanni.

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