Note 481 — CAPITOLO VIII.
Reading edition
Falcando presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 466. Lo sciocco Arrigo de’ principi di Navarra, fratello della Regina, era stigato da’ cortigiani a prender la somma degli affari in luogo di Stefano de’ conti di Perche. E schivando il peso superiore alle sue forze, allegava tra le altre cose: francorum se linguam ignorare, que maxime necessaria esset in CURIA. Si trattava dunque, non del paese, ma della corte; dove il principe fanciullo, bisnipote del conte Ruggiero, e discepolo di Pietro di Blois, parlava com’e’ pare il francese; e i cortigiani italiani ed arabi si adattavano. Si ricordi con ciò l’attestato di Ibn-Giobair, che lo stesso Guglielmo II parlasse l’arabico. Infine è da notare che delle lingue usate nella corte poliglotta di Palermo, la men difficile al Navarrese doveva esser quella della Francia.