← Table of contents
Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 440 — CAPITOLO VIII.

Reading edition

Introduzione, pag. X a XIII. Tra gli altri errori familiari all’impostore maltese replicati in questa pergamena, è la lettera aín aggiunta nel nome di Messina. Ecco intanto la storia del diploma.

L’Archivio di Napoli comperò questa ed altre pergamene da privati nel 1844, com’io ritraggo dall’erudito signor Giuseppe Del Giudice. Il professore Lettieri che sapea benino la grammatica arabica ma non avea tanta pratica della lingua e molto meno della paleografia, credè tener nelle mani un gioiello; onde, tutto lieto, lo presentò al Congresso, come si scorge dagli Atti della settima adunanza degli Scienziati italiani, Napoli, 1846, pag. 641. Quivi si legge che l’accademico signor De Ritis mise in forse l’autenticità del Diploma e che disputatone un poco, si passò ad altri argomenti e sollazzi. Il Congresso non s’era adunato di certo per giudicare cartapecore arabiche, nè trattar di cose letterarie. Mi sia lecito aggiugnere che, vivendo io allora in Parigi, informato della scoperta, dichiarai a priori falso cotesto documento; e che dopo il 1849, procacciatomi per favore del dottissimo Duca di Laynes, il fac-simile, che n’era stato inciso in rame, mi confermai nel giudizio e confermollo anco il mio maestro M. Reinaud. Morto intanto il Lettieri mentr’egli si apparecchiava a pubblicare la traduzione e il comento, rimasene il manoscritto ai suoi eredi; ma il diploma fu messo in mostra con una bella cornice nella sala dell’Archivio di Napoli, il cui Direttore, principe di Belmonte, nell’opera intitolata Legislazione positiva degli Archivii del Regno, Napoli, 1855, pag. 86, lo noverava tra “i più curiosi dell’Archivio” quantunque avvertisse “bisogna andar cauti e vedere se sia autentico.” Il fatto è che la cornice e il diploma sono rimasti per tanti anni e rimangono forse anch’oggi, esposti all’ammirazione del colto pubblico.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings