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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 382 — CAPITOLO VI.

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L’ha, sesta lettera dell’alfabeto arabico, fu resa per lo più, sino ad uno o due secoli addietro, con le lettere latine ch; e il dal, ottava lettera, più spesso con una t che con una d. L’Anonimo ha Hamus.

Sapendosi dalla storia che Chamut, fatto cristiano con tutta la famiglia, rimase sotto il dominio del conquistatore, possiamo ben identificare il casato con quello del Ruggiero Hamutus, già proprietario di certi beni che Federico II concedea nel 1216 alla chiesa di Palermo (Diploma presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 142) e dell’Ibu-Hamûd, ricchissimo signore che Ibn-Giobair vide in Sicilia nel 1185. Questo nobil uomo poteva esser figliuolo o nipote del regolo di Castrogiovanni. Sapendosi ch’ei portasse il soprannome d’Abul-I-Kâsim, sembra anco il Bulcassimus, celebre per brighe alla corte di Palermo, ne’ primordii del regno di Guglielmo il Buono; l’Abu-I-Kâsim al quale Ibn-Kalakis intitolava il suo Ez-Zahr-el-Basim; e l’Ibn-Abi-I-Kâsim, al quale Ibn-Zafer, venuto in Palermo, dedicava, una diecina di anni innanzi, l’Asalib-el-Gaiah, il Mosanni, il Dorer-el-Ghorer, e la seconda edizione del Solwân-el-Motha’, sì come io ho notato nella Introduzione al Solwân (Firenze, 1851) pag. XXIV a XXVII. Si avverta che il nome di Kâsim e il soprannome di Abu-I-Kâsim tornano assai frequenti tra i Beni-Hamûd. Le genealogie di costoro si rinvengono nel Ms. di Parigi, intitolato Ansâb-el-Arab, Supplem. Arabe, 467, fog. 90, verso, e in quello della stessa Biblioteca intitolato ’Omdet-et-Talib, Ancien Fonds, 636 fog. 93, verso e segg. nelle quali opere non si fa parola dei Beni-Hamûd di Sicilia. Della casa spagnuola di questo nome dicono tutte le istorie di Spagna e d’Affrica dell’XI secolo; per esempio Marrekosci, testo, pag. 30 segg., 43 segg.; il Bayân, tom. I, pag. 308; Ibn-Khaldûn, Storia de’ Berberi, traduzione francese, tom. II, p. 152 segg.; Dozy, Histoire des Musulmans d’Espagne, tom. III, p. 316 segg. e passim, tom. IV, p. 13 e segg.

Non merita alcuna fede il libro di Nicasio di Burgio, conte palatino XXIII, intitolato La Discendenza di Achmet, ec. Trapani 1786, in-fol., nel quale si sostiene che la famiglia Burgio discenda da questo Hamudita.

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