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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 307 — CAPITOLO V.

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Dux eam (Palermo) in suam proprietatem retinens et vallem Deminæ, cæteramque omnem Siciliam adquisitam et suo adjutorio, ut promittebat, nec falso, adquirendam, fratri de se habendam concessit...... Nam et medietas totius Siciliæ, ex consensu Ducis et Comitis, suæ sorti (di Serlone) Arisgotique de Poteolis inter se dividenda cesserat, eo quod hic consanguineus eorum erat, uterque autem consilio et armis probissimi viri erant. — Malaterra, lib. II, cap. XLV, XLVI.

Dopo questo attestato d’un partigiano sì caldo del conte Ruggiero, d’un vero storiografo di corte (Quoniam ex ædicto principis tempus scribendi imminet. Lib. III, preambolo), non occorre esaminare quello di Amato, lib. VI, cap. XXI, il quale, seguìto da Leone d’Ostia, lib. II, cap. XVI, dice ritenuta da Roberto la sola metà di Palermo e del Valdemone e ceduto il rimanente dell’isola a Ruggiero. In ciò è un anacronismo dal 1072 al 1091, quando Ruggiero duca di Puglia cedette una metà di Palermo a Ruggiero di Sicilia suo zio. Contuttociò non ho esitato di scrivere su la testimonianza del solo Amato l’assentimento dell’esercito alla concessione in favor di Ruggiero. Et lo comanda que vieingue tout lo excercit et loa lo excercit qu’il lo devisse doner a lo frere. Et adont lo duc donna a son frere ec.

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