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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 619 — CAPITOLO IX.

Reading edition

Testo nel Journal Asiatique, dicembre 1845, pag. 552, e nella edizione di Wright, pag. 315; traduzione francese nel detto Journal, gennaio 1846, pag. 203; e traduzione italiana nell’Archivio Storico italiano, vol. IV, Appendice nº 16, pag. 46.

Lo stesso autore, edizione del Wright, pag. 146, denota con la voce Za’im il capo d’una tribù araba ch’ei vide cavalcare allato a Self-el-islam, fratello di Saladino, quando quegli entrava solennemente alla Mecca. Il Kamûs le dà lo stesso significato di capo d’una gente e signore; colui che ha dritto di parlare a nome della gente o se ne fa mallevadore. Mawerdi, scrittore di Baghdad al X secolo, chiama Zâim il capo supremo d’un esercito, testo, edizione Enger, pag. 67; e Makrizi, narrando la morte del Sultano mamluko Khalil che seguì allo scorcio del XIII secolo, gli mette in bocca le parole ch’ei non si tenesse principe, ma solo Za’im dell’esercito: Histoire des Sultans Mamlouks, traduzione di Quatrémère, tomo II, parte I, pag. 153. Si vegga anche il Lobb-el-Lobâb, pag. 108, 109 del Supplemento. Da ciò si ritrae come, non ostante i significati particolari presi in varie circostanze, questo vocabolo torni sempre a capo elettivo o ereditario, e di fatto si avvicini di molto al barone del medio evo cristiano.

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