Note 616 — CAPITOLO IX.
Reading edition
Diploma arabo-greco del 1172, nel Tabulario, ec. della Cappella Palatina di Palermo, pag. 30 e seg. Quivi tra i testimonii della delimitazione di un podere, sono nominati Giovanni figlio dello ammiraglio Giorgio, Niccolò Logoteta, Abu Tâib e Mukhlûf, detti nel testo greco οι καΐτοι τῶν τοξότων e nella parafrasi arabica kaix degli Arcieri ed un γέρον καΐτος Chapzis (leggesi Hamza), il quale nell’arabico è detto sceikh e kâid senz’altro. Nel testo greco inoltre è data la qualità di kaid a un Niccolò che nell’arabico è detto Farrâse (gli editori lesser male Carasc) che significa propriamente cameriere, colui che bada a’ tappeti, ai letti, ec.
Così questo diploma cita dei kâid delle tre classi poste da noi, cioè i primi quattro condottieri, il quinto nobile, e il sesto cameriere di corte.
Ritornando alla prima classe, si rammenti che Ibn-Giobair fa menzione di una schiera di schiavi negri musulmani, i quali servivano Guglielmo II sotto un kâid della stessa lor gente: nel Journal Asiatique, dicembre 1815, pag, 509, e traduzione francese pag. 540; e nell’Archivio Storico Italiano Appendice al vol. IV, pag. 33.