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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 196 — CAPITOLO III.

Reading edition

Conf. Malaterra, lib. II, cap. XVIII, e l’Anonimo presso Caruso, Bibliotheca Sicula, p. 838 e lib. I, cap. XV, della versione francese. Ho tolto dal primo il numero dei militi di Ruggiero. Il testo latino dell’anonimo ha 50, e la versione francese 200.

Il Fazzello, deca I, lib. X, cap. 1, scrive che il contado di Traina fosse popolato di cristiani, tenendo la città i Saraceni; che Ruggiero si fosse consigliato coi primi ed avesse ai conforti loro espugnata la città e fondata nei dintorni la badia di Sant’Elia, la quale addimandò d’Eubulo dal buon consiglio che gli venne in quel luogo. Ei cita in principio un privilegio greco del conte, senza indicarne la data; ma evidentemente gli è quello del 6602 (1094 dell’èra volgare) di cui Rocco Pirro, pag. 1011, dà una pessima versione latina, nella quale il nome è scritto De Ambula, nè si fa allusione a consiglio di sorta de’ Cristiani, nè a voto del conte, anzi questi non esercita altra liberalità che di concedere al Logoteta Giovanni il terreno per fondare un monastero. La citazione dunque del Fazzello va ristretta al fatto del contado abitato da cristiani, ed in questi limiti bene sta, occorrendo nomi greci e latini tra i villani donati dal conte al monastero. Il rimanente della tradizione non ha documento che il provi, nè se ne scorge vestigio nelle cronache. Donde sembra che il Fazzello l’abbia supposto dalla significazione ch’egli credea trovar nel nome d’Ambola, Embula, Eboli, e secondo lui Eubulo, e dal sapere vicine alcune popolazioni musulmane, come si vedrà nel seguito di questo capitolo. L’espressa testimonianza del Malaterra non permette così fatto supposto.

Nè ha origine contemporanea la favola (Pirro l. c.; De Ciocchis, Sacrae Regiae Visitationis, tom. II, p 642) che il Profeta Elia, comparso a Ruggiero, con una spada in mano, lo confortasse all’impresa.

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