Note 78 — CAPITOLO I.
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Amato, ricordata l’occupazione di Melfi nel lib. II, cap. XIX, narra nel cap. XXX il partaggio dei conquisti al conte d’Aversa e dodici altri capi normanni dei quali dà i nomi ed i territorii assegnati a ciascuno, aggiugnendo: et (à) Arduyne secont lo sacrement donnerent sa part c’est la moitié de toutes choses si come fa la covenance; il qual fatto torna al 1043. Leone d’Ostia copia Amato nel lib. II, cap. 67, con le parole: Arduino autem juxta quod sibi juraverant parte sua contradita. I nomi dei dodici oltre il conte d’Aversa son tutti normanni. I territorii assegnati son quasi tutte città vescovili in un triangolo curvilineo dal Gargano a Frigento e di lì a Monopoli, nel quale spazio rimane in vero un’altra metà di luoghi importanti da potersi supporre assegnati ad Ardoino se si conoscesse che i Normanni li aveano occupati in quel tempo.
Ma l’illustre capo non è nominato da nessun altro cronista dopo il patto di Melfi; non da Amato nè da Leone dopo quel partaggio, nè alcuno dice che gli altri territorii di Puglia, caduti poi tutti in potere dei Normanni, fossero stati tolti sia ad Ardoino sia a feudatarii italiani della sua compagnia. Il modo più plausibile di spiegar cotesto silenzio mi par di supporre la immatura morte di Ardoino e la incorporazione de’ suoi nelle compagnie normanne. Guglielmo Braccio di Ferro che veniva di Sicilia con Ardoino, è il primo dei dodici nominati nel partaggio, e nello stesso anno fu creato conte di Puglia, come or si vedrà.