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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 72 — CAPITOLO I.

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Et quant il oïrent ensi parler Arduyne, se consentirent à lui et font sacrement de fidelité de chascune part de paiz se la terre non avoit autre seignor que ou à cui face tribut se clame tributaire. Et en ceste regne se clame terre de demainne et se a autre seignorie se clame colonie come sont en ceste regne la terre qui a autre seignorie. Et sanz lo roy estoit seignor Arduyne et en celle part se clament colone. Amato, lib. II, cap. XIX, p. 44, 45. Il passo che ho notato in caratteri tondi è guasto al certo, e ciò che segue è nota interpolata dal traduttore, spiegando a suo modo il diritto pubblico napoletano del XIII secolo; poichè Amato non potea scrivere nell’XI le voci regno e re. Leone d’Ostia tralascia questo importantissimo fatto, e però non possiamo ristabilire il testo d’Amato. Ma il significato necessariamente è che i Melfitani non ubbidissero a feudatario e non prestassero servigi feudali, nè pagassero tributo se non che allo stato: il che dopo il conquisto normanno si chiamò in Sicilia e in Puglia: stare in demanio.

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