Note 3 — CAPITOLO I.
Reading edition
Quel che si sa della battaglia di Reggio è stato riferito da noi nel Libro IV, cap. VII, pag. 341, del vol. II. La supposizione della pia gesta dei Pisani è nata in questo modo. I Benedettini della congregazione di Saint Maur pubblicarono tra le epistole di Gerberto (Recueil des Historiens des Gaules, tomo X, pag. 426, nº. CVII) una del 999, indirizzata non si sa a chi e molto oscura, nella quale il Papa, lamentando Gerusalemme profanata dai Pagani, esorta lo sconosciuto cristiano: «Enitere ergo, miles Christi, esto signifer et compugnator, et quod armis nequis, consilii et opum auxilio subveni;» nelle quali parole in vero si trova l’idea immatura d’una crociata e la domanda di oblazioni per la santa impresa. I dotti editori aggiungono in nota che i Pisani subito si messero in mare e andarono a combattere. Si cita per questo, Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, III, 400, ma in fondo non si trova altra fonte che un moderno panegirico municipale dei più avventati, voglio dir le lunghissime note di Costantino Gaietani alle vite dei papi di Pandolfo Pisano, pubblicate a Roma il 1638, e ristampate dal Muratori nel detto volume. Torniamo dunque al Tronci e peggio, e si spezza il legame tra l’epistola di Gerberto del 999 e la battaglia di Reggio del 1005, si dilegua la crociata, e resta ai Pisani la industria, la civil prudenza, e la virtù di guerra navale.