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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I

Note 100 — CAPITOLO I.

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Nè Amato, nè Guglielmo di Puglia, nè Leone d’Ostia, nè alcun altro cronista narrano questa concessione, fuorchè il Malaterra nel quale leggiamo: Quorum (Normannorum) legitimam benevolentiam Apostolicus gratanter suscipiens, de offensis indulgentiam et benedictionem contulit et omnem terram quam pervaserant et quam ulterius versus Calabriam et Siciliam lucrari possent, de Sancto Petro hæreditati feudo sibi et hæredibus suis possidendam concessit, circa annos 1052. È anacronismo col 1059, e sbaglio di nome di Leone IX con Niccolò II; o il conte Ruggiero, autor vero della tradizione, sapendo dai fratelli le proposizioni che fecero allora i Normanni e qualche vaga promessa del papa prigione, le costruiva dopo mezzo secolo, a disegno o per incerta memoria, in espresso atto d’investitura. Si avverta che Amato, lib. III, cap. XXXVI, fa menzione della profferta dei Normanni avanti la battaglia di ricevere l’investitura e pagar censo: come avrebbe dunque passato sotto silenzio che il papa prigione l’assentiva? Non fo caso qui della Cronica di Roberto Guiscardo, ch’è opera della metà del XII secolo. E mi par che la epistola di Leone IX che citerò nella nota seguente distrugga al tutto il racconto di Malaterra.

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