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Storia dei musulmani di Sicilia, vol. I

Note 731 — CAPITOLO X.

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Ibn-el-Athîr, l. c. Nel MS. si legge chiaramente Bekâra, che parrebbe trascrizione di Biccarum, come troviamo scritto il nome dell'odierna Vicari nei diplomi latini dell'XI secolo; ed è terra lontana 30 miglia da Palermo, e circa la metà dalla spiaggia del Tirreno. Ma in Edrisi il nome di Vicari è trascritto Bikû, che risponde esattamente al Βοικὸς di un diploma greco dell'XI secolo, pubblicato da Buscemi, Giornale Ecclesiastico per la Sicilia, Palermo 1832, tomo I, p. 212 e 213. Dippiù, Edrisi parla di un altro castello, nelle vicinanze al certo di Gangi, terra a 14 miglia da Polizzi, il nome del quale castello nella Geographia Nubiensis è scritto Mekâra, così anche nel MS. di Edrisi d'Oxford, e Nakâra in uno dei MSS. di Parigi; nell'altro, che è il migliore, Bekâra: varianti, tra le quali è da preferirsi Mekâra, supponendosi con fondamento che fosse appunto presso Gangi la Imacara di Plinio e la Megara di Tolomeo. Posto ciò, rimane in dubbio se vada fatta ad Ibn-el-Athîr la stessa correzione di Mekâra, ovvero debba supporsi che la cronica nella quale ei lesse Bekâra, avesse così trascritto, in modo diverso da Edrisi, il nome di Biccarum. È dubbio insignificante ed impossibile a sciorre, poichè entrambi i siti di Vicari e di Gangi poteano essere occupati dai Bizantini in quella impresa. D'altronde i nomi di Biccaro, Vaccaro, Vico, Bica ec., doveano essere frequenti in Sicilia; e tanto più facilmente si poteano confondere, quanto bekkâr in arabico risponde al greco βοιχὸς e all'italiano “boaro” e “vaccaro.”

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