Note 119 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA
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Il sardo ha il futuro aggi’ abè (avrò): a bider l’hamus (a veder l’abbiamo, vedremo): benner hat a innoge (ha da venir qua, verrà): lu deemus bider: hamus a mangicare (vedremo, mangeremo).
Nel Bonvisin, poeta milanese del XIII secolo, leggiamo:
Plu he lusir ka l sol quando ha venir quel hora; più lucerà che il sole quando verrà quell’ora. E altrove: Se nu speram in lu el n’ha sempre defende ni n’ha abandonar in tute le nostre vicende:
cioè difenderà e abbandonerà.
E altrove: Quanto plu tu he scombate alcun meo benvojente tanto ha lo piu meritar aprovo l’onnipotente:
cioè tanto più meriterà.
Quilli k han esse toi amisi fortemente scombaterò:
cioè saranno.
E nel Bescapè, pur poeta milanese di quel tempo:
Et a lor si fe una impromessa Ked el no li a abandonare Fin kel mond si a durare.
Così leggo, dove il Biondelli legge nolia (nolit) e sia: e vuol dire che a loro (agli apostoli) si fe promessa che egli non li abbandonerà fin che il mondo durerà.
Altrettanto avviene del condizionale. Così in Bonvisin:
«Eo gh’heve vontera offende sed eo n’havesse balìa;
io volentieri l’offenderei se n’avessi il potere.
«Ben sope, anze k el te creasse ke tu havissi perire ke tu per toa colpa havissi dexobedire,
cioè periresti, disobediresti.
«Se l peccador no fosse, segondo ke tu he cuintao lo fijo dr onnipoente de ti no have esse nao:
non sarebbe nato.
«Quand el saveva dnanze k’um have pur esse perdudi:
sapeva innanzi che noi saremmo perduti.
In Bonvisin trovasi pure spesso il participio del verbo avere col verbo essere, al contrario di quel che usa in francese.
«E s’eo no fosse habindho, tu no havrissi quel honor «Dond tu serissi habindo d’omiunca godbio plen «Eo sont habindo trop molle:
fosti avuto, saresti avuto, son avuto, per stato.
I Siciliani dicono anche oggi aju statu, ai statu, annu statu.