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Storia degli Italiani, vol. 15 (di 15)

Note 106 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA

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Nella preziosa raccolta di iscrizioni cristiane, pubblicate dal De Rossi, incontro altre prove di quanto ho sostenuto.

In una latina con caratteri greci del 269 v’è Consule Kludeio ED Paterno... ED ispeireito Santo... mortova annorum LV ED mesorum XI: cioè coll’i e col d efelcustici all’italiana.

Scompare la differenza tra l’accusativo e l’ablativo; onde a pag. 82 abbiamo un Pellegrinus che vivea in pace cum uxorem suam Silvanam; a pag. 198 Agrippina pone un monumento al marito, cum quem vixit sine lesione animi: a pag. 133 si invita pro hunc unum ora sobolem: a pag. 103 e 133, de sua omnia, e decessit de seculum. Anche nelle iscrizioni delle catacombe giudaiche, pubblicate dal padre Garrucci, leggiamo cum Virginium (pag. 50), cum Celesinum (pag. 52), inter dicais (fra i giusti). Qua su vedemmo mensorum: e altrove pauperorum, omniorum amicus. E così santa per sancta; sesies per sexies; e posuete per posuit, cioè colla coda al modo toscano; come altrove c’è l’iniziale efelcustica, ispiritus, iscribit (pag. 228 del De Rossi); e la h resa pronunziabile in michi, o tralasciata in oc, ic, ilarus, ora, Onoriu, o eccessiva in hossa, hoctobres, hordine. In una delle giudaiche parlasi d’una Venerosa, che ebbe marito per 15 mesi.

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