Note 138 — CAPITOLO CXCIII. Rassetto forzato. Moto ripreso.
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Di tutto ciò, e delle vicende del Canton Ticino parliamo a disteso nella 2ª edizione della Storia della città e diocesi di Como; Firenze 1856.
Il Canton Ticino, quinto in estensione fra i cantoni Svizzeri, e formante una 14ª parte dell’intera Confederazione elvetica, ha la maggior lunghezza di miglia 70 da Chiasso al confine di Uri poco oltre l’ospizio del Sangotardo, e la superficie di circa 780 miglia geografiche quadrate. È in otto distretti; e il Governo, colla vicenda di sei anni, siede a Lugano, Bellinzona, Locarno. Cenquindicimila sono gli abitanti, occupantisi del traffico, e gran parte n’esce come muratori, capomastri, architetti. La costituzione fu riformata nel 1830 in senso liberale. Scarsissime finanze, l’entrata valutandosi di un milione e mezzo di franchi.
Spettano ai Grigioni la valle Bregaglia che sbocca a Chiavenna, la doppia valle Mesolcina e Calanca che riesce presso Bellinzona, e la valle di Poschiavo che finisce a Tirano in Valtellina. Dipendono nell’ecclesiastico dal vescovo di Como, e sono composte di comunità, che ponno riguardarsi altrettante repubbliche, debolmente legate ad altre del Cantone. Hanno circa dodicimila abitanti italiani.