Note 92 — CAPITOLO CXCII. Guerra santa. Conquassi.
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Appena avvenuta la fuga di Pio IX, Mamiani mandava una circolare ai diplomatici, scagionando il Ministero di quei mali, e soggiungeva: «Di tutto quello che di più duro e violento è succeduto negli ultimi tempi in Roma e nelle provincie, è stato cagione perpetua il problema difficilissimo di convenientemente accordare il temporale dominio collo spirituale, desiderando i popoli tutti, con unanimi voti, che fra i due poteri intervenga una divisione profonda e compiuta, salva rimanendo l’unità d’ambidue nella stessa augusta persona, laddove dall’altro lato si è voluto e sperato ostinatamente di tenerli, come per addietro, strettamente congiunti e confusi. Alla soluzione quieta e durevole di tanto problema occorreva un mutuo spirito di tolleranza, di conciliazione e di longanimità, e soprattutto occorreva la lenta azione del tempo e la forza degli abiti nuovi, e di nuovi interessi. Ma le passioni di ambidue gli estremi partiti, e quella fiera impazienza, che spinge in ogni parte d’Europa e del mondo le presenti generazioni a rompere tutto ciò che non vagliano a piegare, condussero in Roma la resistenza e il conflitto, e le subite e forse immature trasformazioni; e poi aggiuntò asprezza e impetuosità al conflitto il sentimento nazionale soddisfatto, e il credersi in questi ultimi tempi che venisse a contesa colla politica nuova italiana la vecchia politica della romana curia, la quale ha pensato troppe volte di scampare sè sola nel naufragio delle nazioni».