Note 126 — CAPITOLO CLXXXI. Ostilità col papa.
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Thiers, raccontato l’affare dei cardinali che non comparvero al matrimonio, e come Napoleone ordinò fossero sporporati, dispersi per le provincie, sequestrate le rendite loro e fin i beni patrimoniali, soggiunge: «Non poteasi rispondere con più violenza a un’opposizione più imprudente e condannabile. Fra i tredici cardinali trovavasi Opizzoni arcivescovo di Bologna. Lo fece chiamare dal vicerè d’Italia, e minacciare dei più severi castighi se non si dimetteva immediatamente di tutte le dignità ecclesiastiche. Quest’ingrato, colpito di terrore, diede la dimissione richiesta versando torrenti di lagrime, e subito lasciò Parigi pel ritiro fra d’esiglio e di prigionia assegnatogli». Histoire du Consolat et de l’Empire, lib. XXXVIII. (Su ciò vedasi la lettera di Napoleone ad Eugenio 3 aprile 1810, ove qualifica d’infame conduite quella dell’Opizzoni).
Thiers istesso poco prima, giudicando il blocco, scrive: «Per quanto violenti fossero i mezzi a cui Napoleone era costretto, l’importanza dello scopo era sì grande, ch’è forza scusar ciò che e’ fece per raggiungerlo; anzi il principal suo torto fu di non essere stato abbastanza perseverante».