Note 35 — CAPITOLO CLXXVII. La Cisalpina. Conquista di Roma, Napoli e Piemonte.
Reading edition
Per le incertezze che accompagnano ogni minaccia di guerra, il debito pubblico di Roma era ingrossato sotto Pio VI, che fece cavare da Castel Sant’Angelo scudi cinquecento mila del fondo di riserva, che diceasi tesoro di Sisto V; fece prestiti, levò per venti milioni sui beni ecclesiastici, impose tasse; chiese la volontaria consegna degli ori e argenti, che salirono, per parte de’ privati, a scudi 560,438; del monte di Pietà a 962,102; della casa di Loreto a 179,517. Per l’armistizio di Bologna si dovette dare ai Francesi quindici milioni in denaro, e quasi sei in merci e animali, onde si fecero pegni e debiti e si vendettero molte proprietà: undici milioni si ebbero da gioje del tesoro pontifizio: sicchè in quattro mesi lo Stato papale pagò trentadue milioni di franchi: e al 1797 avea il debito di settantadue milioni di scudi, non compresi i debiti delle comunità, mentre era ridotto a soli 1,700,000 abitanti. Dal solo tesoro di Sisto V (che allora fu vuotato) si mandarono alla zecca 3155 libbre d’oro: i cardinali dovettero dare le mazze d’argento dorato, da cui si faceano precedere nelle funzioni, e dove il lavoro superava la materia. La succeduta repubblica mandò tutto a sconquasso.
Oltre i libri levati alla Biblioteca Vaticana e i quadri e le statue, si tolse un ricchissimo medagliere di numismi antichi e moderni, spesso donati dai regnanti, o comprati da diversi papi, fra’ quali il medagliere Albani con 323 medaglioni d’imperatori di gran modulo, quel dei Carpegna con 175 medaglioni; quel di Clemente XIV colla serie degl’imperatori e delle famiglie romane in numero di 1261 in argento, e 1989 di altri popoli e città in argento e bronzo; altre 737 da Giulio Cesare a Probo; e la serie dei papi: 200 stupendi cammei, insignemente legati in oro, una croce pettorale gemmata, un prezioso vaso d’oro, 105 cammei della regina Cristina illustrati da Sante Bartoli; un ricchissimo forziere regalato da Maria Teresa colle sue medaglie in oro.
Inoltre da Roma si portarono via moltissimi reliquiarj preziosi, e principalmente da Santa Croce di Gerusalemme; e da Santa Maria Maggiore la lunga cassa d’argento, in cui Filippo IV avea fatto chiuder gran parte del presepio; dalla basilica lateranense due grandi busti d’argento giojellati.
Fu pure tolto un famoso ostensorio, che la casa Doria Pamfili possedeva e imprestava per le quarant’ore alla chiesa di Sant’Agnese in piazza Navona, e che si valutava da 174,000 scudi.
Poi nel 1807 fu dall’imperatore comprato il famoso museo Borghesi con 255 preziosi monumenti, contro voglia del proprietario e con protesta del Governo.
Al fine del III vol. della Correspondance de Napoleon I, che si pubblica ora da Napoleone III è il catalogo de’ capidarte spediti da Roma a Parigi da Buonaparte e da Berthier.