Note 227 — CAPITOLO CLXXI. Costumanze. Il teatro.
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Il padre Giovenale Sacchi ci lasciò una Vita del Farinelli (Venezia 1784), dove assicura che questo andava dal re a mezzanotte, e vi stava fin verso le quattro, e cantava ogni notte tre o quattro arie, ma quasi sempre le stesse: è infallibilmente una similitudine presa dall’usignuolo. Aggiunge che per opera sua fu sanato il letto del Tago presso la villa d’Aranjuez, introdotta l’Opera italiana a Madrid, e molte macchine al teatro sotto la direzione del bolognese Giacomo Bonavera; grande attenzione poneva al vestire e alla condotta degli attori; e procacciava molti divertimenti e sorprese al re. Un grande gli esibì quattrocentomila piastre se gli facesse ottenere il viceregno del Perù; ed egli rispose che la sola cosa che potesse fargli ottenere, si era un palco nel teatro regio. Un altro gli mandò una cassetta di monete, ed esso la rimandò dicendo non aver bisogno di denaro; quando n’avesse bisogno, sarebbesi confidato nella bontà del re. Invece raccomandando caldamente un signore per un’alta dignità, il re gli disse: — Ma non sai ch’egli è tuo nemico e sparla sempre di te? — Lo so, maestà; ed è questa appunto la vendetta che desidero farne». Il Montemar avea menato d’Italia una caterva di virtuosi, e quando egli cadde di grazia restarono senza pane: ma il Farinelli provvide a tutti, sicchè fu chiamato padre degli Italiani: singolarmente protesse la milanese Teresa Castellini. Il tremuoto di Lisbona gli diede occasione di larghissime beneficenze.