Note 220 — CAPITOLO CLXXI. Costumanze. Il teatro.
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Oltre la specialità dei lavori d’avorio, a Reggio fiorivano le manifatture della seta. Già nel 1622 Ercole Rondinelli, in una informazione manoscritta, notava come un tempo quantità di drappi di seta e massime velluti si portassero in Germania, in Olanda e altrove, finchè gli abusi introdotti aveano fatto decadere quest’arte, ma quando Cosimo III di Toscana viaggiava per l’alta Italia, fu condotto a casa del signor Orazio Guicciardini per vedere i torcitoj (valichi) di seta mossi a acqua (Pizzicchi, Relazione del viaggio di Cosimo III per l’alta Italia. Firenze 1828), il che ci fa indurre fossero rari: 200 persone vi lavoravano. Avanti la guerra vi si contavano 35 torcitoj, cui s’impiegavano 1260 operaj; e 44 telaj di seta: dopo la guerra non erano che 16 torcitoj e molto meno i telaj: e invano Francesco III ed Ercole III tentarono rimetter l’antico fiore.
L’applicazione delle scienze all’arte già era ben avviata, e nel 1791 cinquantacinque cittadini di Chiavari, atteso «li considerevoli vantaggi che veggonsi ridondare dalle società, sotto diversi nomi stabilite in quasi tutte le città d’Europa, indirizzate a migliorare l’agricoltura, le arti, il commercio, e da quella massimamente da pochi anni erettasi nella capitale di questa Serenissima Repubblica (Genova)» ne istituirono una nella loro città, la quale faceva un’esposizione annuale de’ prodotti dell’industria, cominciando il 2 luglio 1793. Ma Genova ne aveva già fatto una nel 23 giugno 1789. A Parigi la prima si fece il 22 settembre 1798 (1 vendemmiale, anno VII).