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Storia degli Italiani, vol. 12 (di 15)

Note 182 — CAPITOLO CLXX. Venezia.

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La contea di Gorizia (di cui una storia in italiano da Carlo Morelli di Schönfeld fu stampata a Gorizia il 1855) fu invasa dalla lingua italiana e dal dialetto friulano. Le cause trattavansi in latino, e avendo la reggenza di Vienna nel 1556 ricusato d’accettare atti in questa lingua, si prese a farli in italiano, che divenne comune nel fôro sinchè gli stati goriziani ordinarono che il patrocinio si sostenesse da avvocati tedeschi e le scritture e arringhe si facessero in latino. Ma fu inutile, e prevalse l’italiano; italiani erano i predicatori, i primi cancellieri; e il giuramento prestato nel 1564 all’arciduca Carlo fu nelle lingue tedesca, slava e italiana. La moneta corrente era la veneziana. L’imperatore Leopoldo I, stando nel 1660 a ricever l’omaggio della contea di Gorizia, scriveva al maggiordomo dell’arciduca Carlo suo fratello: — Il paese, il clima, il non sentir favellare altra lingua che l’italiano, mi fanno scrivere anche nella medesima». Solo a metà del Settecento si diffusero il parlare e i costumi tedeschi, ma l’italiano vi ebbe sempre corso.

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