Note 164 — CAPITOLO CLXVIII. I re di Sardegna e quelli di Napoli.
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«Qualche momento prima di partire dai regj appartamenti, fece (Carlo III) la pubblica cessione di questi regni all’infante don Ferdinando suo terzogenito, che seguì, venendo letta dal marchese Tanucci segretario di Stato, stando la maestà sua cattolica sotto al baldacchino, con alla sinistra il suddetto Ferdinando, in presenza del suo consiglio di Stato, del consiglio di Santa Chiara, del luogotenente della Camera, della giunta di Sicilia, e dei deputati di Palermo. Dovendo poi il re di Spagna cinger la spada al nuovo re di Napoli e dargli il tosone, S. M. C. gli disse che con la medesima lui aveva acquistati questi regni, che dovea servirgli a difesa della cattolica religione, di se medesimo e de’ suoi vassalli. Non potè tutta eseguir quest’azione, perchè, impedito dalle lacrime, fuggì a sfogarle, ossia a confonderle con quelle della regina, che era in altra stanza ritirata». Lettera del residente veneto, 11 ottobre 1759.