Note 65 — CAPITOLO CLXV. Alito irreligioso. Abolizione de’ Gesuiti.
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Giacchè tutti citano un fatto di nessuna significazione, ricorderò anch’io come il figlio del famoso ministro Walpole gli pose un monumento in Inghilterra coll’epigrafe: Amato dai Cattolici, stimato dai Protestanti, papa senza nepotismo, monarca senza favoriti, e non ostante l’ingegno e il sapere, dottore senza orgoglio, censore senza severità. E il papa, referendolo a un suo amico, soggiungeva: — Io sono come le statue della facciata di San Pietro: alla lontana non c’è male; ma guaj a guardarle dappresso!» Più volentieri mentoverò l’elogio di Benedetto XIV fatto dal Galiani, una delle poche opere di questo scevera dagli epigrammi ch’erano a temersi dalla natura del lodatore e del lodato. E’ dice che «il segreto della saviezza di Benedetto XIV celavasi nel non fare». Delle sue azioni molto merito spetta al cardinale Valenti Gonzaga di Mantova segretario di Stato.
Le opere del Lambertini furono pubblicate dal portoghese gesuita Emanuele de Azevedo in 12 vol., Roma 1747 e seg. I quattro primi contengono l’opera più importante De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione. Stimasi pur molto quella De synodo diœcesana.
* È assai bizzarro il vedere di che s’occupassero nella loro corrispondenza un papa e Voltaire. Questo, dedicando il Maometto a Benedetto XIV, gli scriveva un distico che cominciava:
Lambertinus hic est.
Il papa gli risponde che lo han criticato perchè egli fece breve l’hic: ma ch’egli lo avea difeso coll’esempio di Virgilio
Hic est quem promittere sæpius audis.
Voltaire lo ringrazia di ciò, e che poteva aggiungersi un altro esempio, ch’egli reca.