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Storia degli Italiani, vol. 12 (di 15)

Note 69 — CAPITOLO CLXV. Alito irreligioso. Abolizione de’ Gesuiti.

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Quattro sole pagine, 108-112, d’un libretto, stampato dal Bianchi Giovini a Capolago il 1847 col titolo Scelte lettere inedite di frà Paolo Sarpi, contengono contro i Gesuiti ben più infamie e stolidezze che non tutti i cinque volumi di Vincenzo Gioberti; giacchè, come se parlasse a Cinesi o ad Ottentoti, asserisce esser dottrina «insegnata concordemente dai Gesuiti, approvata dai loro teologi e generali, che è lecito l’assassinar l’accusatore e il giudice, lecito il furto, il giuramento falso, la simonia... che l’onania, il procurato aborto, la bestemmia, la ribellione contro il principe, il contrabbando, l’omicidio, il suicidio, il parricidio, il regicidio, e mille altre abominazioni sono o giustificate, o dichiarate lecite, od anche in certi casi obbligatorie; i precetti di Dio e della Chiesa non obbligano alcuno; la rivelazione, i profeti, i vangeli si possono credere e non credere, anzi sono cose credibili sì, ma non evidentemente vere...!»

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