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Storia degli Italiani, vol. 12 (di 15)

Note 56 — CAPITOLO CLXIV. Assetto dell’Italia. Carlo III.

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Hamilton, ambasciadore inglese, raccolse settecentrenta vasi dipinti, censettantacinque terre cotte, trecencinquanta pezzi di vetri, seicenventisette bronzi, varj utensili, bassorilievi, maschere di creta, tessere, avorj, gemme, vezzi, fibule, seimila monete, e ogni cosa vendette al Museo Britannico per L. 8400.

Sulla storia letteraria del napoletano vedasi Pietro Ulloa.

A Napoli gli studj della giurisprudenza erano in gran fiore, e vi si fece da Domenico Albanese la bella edizione del Cujaccio (1758-85), più pregiata d’ogni altra. Filologi ed antiquarj che illustravano le scoperte d’Ercolano non la cedevano a inglesi e tedeschi: Sant’Alfonso di Liguori lagnavasi che si vendessero pubblicamente «libri che in Francia si bruciano per man del boja»: quarantott’anni aveva dettato all’Università G. B. Vico: il Genovesi previde la emancipazione delle colonie inglesi e la rivoluzione di Francia, dettò dalla prima cattedra d’economia politica, e tutti i sapienti gloriavansi d’essere stati suoi discepoli.

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