Note 17 — CAPITOLO CLXI. Venezia e i Turchi.
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Ragusi, situata su piccola penisola all’estremità orientale della Dalmazia, ha tanti attacchi coll’Italia, che non sarà fuor di luogo il divisarne. Fu fabbricata dai fuggiaschi dell’antica Epidauro nel 659, dominata dai Romani, poi dai Greci del Bass’Impero; molestata dalle correrie degli Slavi, se ne redense con un tributo. A quei residui d’un’onorevole civiltà s’unirono presto e Dalmati e Illirici, che la crebbero d’edifizj, e con una rôcca protessero il golfo. Datisi all’industria, cresceano valore alle materie prime che traevano dalla Bosnia. Nell’867 assalita dagli Arabi, sostenne un anno d’assedio, indi li respinse e gl’inseguì fino a Benevento.
Restò governata a Comune dai discendenti de’ primi fondatori e da alcuni nobili bosniaci, con un rettore che durava otto anni. Damiano, uno di questi, non volle deporre il comando, e vi si fece tiranno; ma i Ragusei si volsero a Venezia, la quale li liberò; ma per soggettarli a se stessa, e li tenne finchè Lodovico re d’Ungheria non li tornò indipendenti. Genovesi e Veneziani però ed altri navigatori dell’Arcipelago molestavano la repubblica in modo, che cercò sicurezza col mettersi alla protezione degli Ottomani, e comprarla con un tributo.
Il gran consiglio, ove entravano tutti i nobili sovra i diciotto anni, faceva leggi, nominava i magistrati, e aveva diritto di grazia: un senato di quarantacinque pregadi disponeva le cose da proporre al gran consiglio, e trattava gli affari esterni: il potere esecutivo era commesso a un piccol consiglio di sette senatori. Il rettore non durava più che quattro settimane, e dovea venir a parte d’ogni atto del governo; usciva di palazzo soltanto nelle grandi solennità coi mantello di damasco rosso, rossi i calzari e le calze, e gran parrucca in testa. I nobili non poteano esser tratti a prigione che da un nobile, e ad essi spettavano tutte le cariche. Ogni cosa poi v’era prefissa appuntino; a segno che Tuberone Cerva essendo entrato in senato con una veste più lunga della misura stabilita, gli fu raccorcia in piena assemblea; di che vergognoso, egli si fece frate. Dai matrimonj di nobili con plebei nacque una classe media, ammessa ad impieghi di seconda mano. La plebe stava sotto la clientela dei nobili.
Ragusi fu per quattro secoli il centro non solo de’ negozj, ma del sapere de’ popoli slavi e valacchi, situati sulla parte orientale dell’infima valle del Danubio, e vi furono coltivate contemporaneamente la letteratura italiana, la latina e la greca. Vi nacquero Baglivi medico, Marino Ghetaldi e il Boscovich matematici, l’erudito Banduri, l’epico Francesco Gondola, i poeti latini Stay, Resti, Zamagna e Cunich, e Faustino Gaglioffi nostro contemporaneo.
Molte memorie d’essa repubblica, come molte ricchezze e capidarte, perirono nel tremuoto del 1667, cantato dallo Stay.